MARCO VISINONI / INFINITE JEST di DAVID FOSTER WALLACE

 

 

Al di là di tutto, Dave

 

Ho un'impressione fissa che mi accompagna nel rileggere Infinite jest, che mi riporta alla prima volta che l'ho letto e sono sicuro tornerà fra qualche anno. Come tornerà Infinite jest.

Pensate a un libro, concentratevi sull'immagine di un volume, sulla copertina e le sue pagine. Ora cancellatela e pensate alla scena del primo Kill Bill in cui Uma Thurman ha appena massacrato l'esercito di Lucy Liu e dal locale rumoroso (in senso cromatico e musicale) si sposta nel bianco immacolato della neve, il giardino sul retro. Silenzioso, puro. Tutto è l'opposto.

Ecco.

Se questo succedesse nel film trecento volte, il film si chiamerebbe Infinite jest. Infinite jest non è un romanzo. Infinite jest è un forziere depositato sul fondo dell'oceano e all'interno programmi radiofonici, confessioni di padri distrutti, cibo negato, droghe sintetiche, mappe del futuro prossimo, pellicole cinematografiche sperimentali, cronache di incontri sportivi, ricordi d'infanzia, fotografie di capannoni abbandonati comunità di recupero campi da tennis. Un mondo legato all'equatore dalla mente che l'ha partorito, un uomo di immaginazione infinita e - come spesso accade - di sensibilità infinita, sensibilità nel suo significato ancestrale di vedere-sentire-toccare-annusare-gustare le cose nel modo più acuto, assaporandone il cuore.

Una sensibilità che fonda il genio e che a volte se lo porta via, lo sbaraglia, troppo superiore a tutto per essere padroneggiata.

Come un romanzo che romanzo non è, ma viaggio - e facezia - infiniti.

 

Stralci, radiografie, recensioni ecc.

 

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