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Questa
NON è l’autobiografia di Miles Davis
Non scherziamo. Miles Davis è la figura chiave
della fetta di Novecento chiamata Jazz, ha suonato con tutti i maestri dell’arte,
da Charlie “Bird” Parker a Dizzy Gillespie, da John Coltrane a Herbie
Hancock. Ha calcato i palcoscenici del mondo raccogliendo ovunque consensi
unanimi, gettando le basi di un ponte immaginario tra il blues e la
chitarra in fiamme di Jimi Hendrix, tra Gershwin e Prince. E in chiusura di
partita s’è fermato per raccontare la sua versione, con una parola buona e
una cattiva per tutti. Mai neutra. Perchè chi seguiva il gregge e piaceva a
tutti era quel coglione leccaculo dei bianchi di Louis Armstrong, non tu,
vero Miles?
Dentro c’è tutto il jazz, per questo è
impossibile ridurre il testo all’autobiografia di Miles Davis. Qui c’è
l’unica arte originale che l’America abbia mia regalato al mondo, l’America
NERA mi correggerebbe Miles dandomi del bianco razzista del cazzo. Perchè
Miles è fiero e maleducato, con un odio costante verso chiunque osi
pensarla diversamente da lui. I bianchi sono razzisti e i neri che non si
incazzano sono servi dei bianchi e del loro mondo. Eppure amavi girare in
Ferrari, vero Miles? E nei primi ’80 eri un cocainomane che se ne fregava
di tutto come gli yuppies che tanto odiavi, non è vero Miles? Ma non
importa, perchè la verità con la
V maiuscola emerge in quei passaggi in cui il genio
smette di blaterare e si mette a fare musica, ladro dei migliori musicisti
da altri gruppi squattrinati (...per poi incazzarsi quando Sting gli rubò i
suoi...). La Verità
emerge quando Miles racconta come la magia di Bitches Brew emerse per caso,
mettendo la gente giusta al posto giusto al momento giusto. La Verità emerge dall’odio
malcelato verso chi provava a teorizzare l’arte, come Ornette Coleman o il
Coltrane post-Miles. Perchè facevano tutti schifo dopo aver smesso di
suonare con te, non è vero Miles? E perchè forse non sapevi neanche tu come
riuscissi a fare quello che facevi. Un dono. Come l’Amadeus odiato da
Salieri. Al quale risponderesti “fanculo, bianco del cazzo”. Gli altri
parlavano di cambiare il jazz, tu lo cambiavi.
La verità emerge in tutto ciò che il genio
sembra fare per caso, spingendo ai limiti l’innovazione (si pensi all’abuso
di sintetizzatori in Tutu) di un jazz che gli altri volevano casto e puro
come alle origini. Sempre uguale. Leccaculo dei critici bianchi, per dirla
come Miles, che invece non si è mai fermato, ha sempre cercato altro,
facendo incazzare la critica e se stesso con la critica. Mai amata se non
quando gli dava ragione.
Perchè la vera Verità, divorate le seicento
intensissime pagine, è che “Miles – l’autobiografia” è un capolavoro
letterario (e non solo il miglior testo di storia del jazz in circolazione)
proprio perchè il suo protagonista è al 99% un individuo sgradevole.
Egoista. Misogino. Vanesio come un Dio in terra. Vero e fastidioso, ma
soprattutto Vero, senza alcuna voglia di compiacere il lettore o chiunque
altro. Più grande di tutto e tutti.
Ah, Miles...se questo materiale l’avessi
messo in mano a James Ellroy saremmo qui a parlare del più grande noir
della storia. Ma va bene così, scherzavo, non darmi del bianco razzista del
cazzo.
Hai ragione tu come sempre, Miles.
Stralci, radiografie, recensioni ecc.
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